Chi non si ricorda delle nuovissime prove INVALSI agli esami di licenza media? Ooops, Esami di Stato del Primo Ciclo.
Quale padre o madre con un figlio in terza media non ha partecipato con patema a questa innovazione?
Un notevole sforzo pubblicitario è stato dato a questo nuovo modo di valutare gli studenti di terza media; già , pubblicitario, perché si crede che la competenza possa essere valutata. E’ opinione diffusa dire che la competenza è tale se valutata da chi non ha inoculato -inoculare nozioni è l’attuale sistema adottato per l’insegnamento scolastico, dimenticando che non si deve insegnare, se non per scopi tutoriali fortemente applicativi, bensì essere il tramite dell’accrescimento di acquisizione di conoscenze da parte degli studenti- in classe i contenuti didattici decisi dai curriculum nazionali -fatti a tavolino; insomma, studenti visti come macchine che imparano…
A poco serve prendere un valutatore esterno all’ambiente scolastico in cui lo studente si è formato per affermare che così si valuta la competenza; in realtà si cade nel cane che si morde la coda, dal momento in cui questi valutatori provengono dallo stesso ambiente fomrmale dell’istruzione scolastica., che non possono fare altro che dimostrare, invece, a totale loro insaputa -è qui che la sQuola attinge parte della sua forza- solo esistenza di informazioni apprese, non costruite, e di abilità di soluzione di esercizi proposti in un ambiente protetto, quindi non sociale. Si vuole evidenziare che esiste esistono anche l’apprendimento informale e l’apprendimento non formale: esistono tuttora grosse difficoltà a valutare quelli formali, figuriamoci a valutare questi ultimi due, sempre più perseguiti dagli studenti volenterosi.
Perché valutare è oggettivo? La preparazione di coloro che si accingono a dare un esame è attestata da colui/coloro che si trovano dall’altra parte del tavolo: la votazione ricevuta dall’esaminando collima, quindi, con la preparazione dell’esaminatore! Né più né meno.
A questo punto, anziché approfondire la questione sui concetti di nozione, informazione, abilità , conoscenze e competenze -ci sono testi psico-pedagogici molto accreditati che suonano all’unisono- è utile domandarsi dove recarsi per attestare al meglio le proprie prestazioni scolastiche.
Proviamo all’INVALSI, anche perché ha preparato un dataset con elevati standard qualitativi (se lo sono detti da soli, mah).
Girovagando qua e là sul web, si può incontrare questo
che ricalca un pò quanto si è riportato nel post Quale linguaggio per comunicare e capirsi, tra l’altro ancora non commentato, ma del quale si capisce al volo l’intento.
Non ci si trova qui a discutere della fondatezza, credibilità , attendibilità e sicurezza delle fonti che il Web propone; sebbene il fenomeno si sia spostato dalla carta stampata, per la quale occorre essere accreditati almeno come giornalisti, al Web, che offre, grazie all’evoluzione della tecnologia digitale, la possibilità di essere tutti autori a costo zero, la gravità della situazione scolastica è emblematica: istituzioni che si
auto-accreditano, allo stesso modo con cui c’è chi crede, ed espone anche in sede scientifica o presunta tale, che arricchire la pagina web con e-mail, per comunicare o scambiare informazioni con l’autore della pagina, oppure con il curriculum vitae, come se aver seguito, al pari di alcuni insegnanti scalda cattedra, corsi di aggiornamento facesse acquisire credibilità di fronte agli internauti di quanto si espone nella pagina stessa. Sul Web, almeno, esistono le multiple identità . Qui no, si è dentro un’istituzione.
Probabilmente, e verosimilmente, la tesi più accreditata di questa evoluzione/involuzione proviene dal darwinismo sociale, un termine peggiorativo utilizzato da alcune ideologie del secolo scorso per strumentalizzare la teoria della sopravvivenza dei più adatti, survival of the fittest. Peggiorativo perché si differerenzia dal termine selezione naturale, proposta da Darwin, che teneva in conto, negli scritti che seguirono negli anni il trattato On the Origin of the Species, anche di una chiave di ereditarietà nell’evoluzione degli individui; peggiorativo perché non esprime in modo accurato e completo il concetto di selezione naturale, per il quale le variazioni naturali che avvengono nella riproduzione degli individui possono migliorare la sopravvivenza di particolari individui. In parole povere,
il darwinismo sociale dunque, nell’ambito sociale sottolinea l’esistenza di forze di fondo che agiscono nei contesti sociali come in quelli naturali, per animali e umani: il progresso evolutivo nel sociale si attua attraverso conflitti naturali tra gruppi sociali; quei gruppi sociali che meglio si adattano, best fitted o anche fit enough, sopravvivono a questi conflitti. Mentre Darwin utilizzò il termine nel significato di «better adapted for immediate, local environment», che trascende la natura di individuo che ha in sè la migliore forma fisica, qui il survival of the fittest deve intendersi come l’individuo meglio equipaggiato per sopravvivere.
Tradotto: se dunque scrivere Cos’è una mailing list al posto di Che cos’è una mailing list è la forma della lingua italiana che meglio si adatta in tutte le situazioni della lingua parlata e scritta, ne risulterà che Cos’è una mailing list si confermerà come elemento costitutivo dell’evoluzione della lingua italiana. Al contrario, sforzandosi di imparare a scrivere, e a parlare, Fermo in coda? Ecco che cosa puoi fare al posto di Fermo in coda? Ecco cosa puoi fare, invece, si contrapporrà alle forze di guida evolutiva dei gruppi sociali più consistenti, quelli che continuano a scrivere Ecco cosa puoi fare; si eviterà di togliere alla lingua italiana la caratteristica di far evolvere la propria grammatica come sottoposta a cambiamenti che presentano solo perché in the best physical shape, invece di rinforzare le caratteristiche a base genetica, cioè la correttezza grammaticale è Fermo in coda? Ecco che cosa puoi fare , nel senso di Fermo in coda? Ecco quale cosa puoi fare.
Ma…se nessun gruppo si pone in conflitto con gli altri su questioni sociali?
Allora, scrivere «Cos’è una mailing list», oppure «McFly-Doc, cosa c’era nel loro destino?», oppure «Fermo in coda? Ecco cosa puoi fare» non meraviglierà più nessuno; non dovrà stupire nemmeno la qualità dell’italiano negli esami di stato delle medie superiori.
Ecco, quindi, spiegata la scorrettezza grammaticale: l’INVALSI si è già adattata alla nuova situazione, come gruppo sociale minore, determinata dal gruppo sociale predominante, a cui afferisce la quasi totalità degli attori del Web 2.0. Non solo, quale ente valutatore guiderà la traversata evolutiva della lingua italiana: esaminandi, se volete essere valutati a voti maggiori dovete adattarvi al modo valutativo INVALSI: si richiude qui l’ipotesi che la valutazione è soggettiva -si potrà mai dire a una commissione esaminatrice che sta sbagliando?- e che i nuovi formati uscenti dall’esame
concorsuale assomiglieranno al valutatore come tante formine di sabbia, pronte a dissolversi al primo soffio di vento forte e a modellarsi al prossimo valutatore. Anche il numero di titoli che un individuo possiede sembra non avere quel peso di autorevolezza, preparazione tecnica e credibilità preché in balia del primo immediato gruppo emergente nel contesto sociale con cui andrà a misurarsi.
Oltre a elevarsi a soggetti univoci, deputati a valutare le competenze acquisite -altra stortura psico-pedagogica-, c’è da aggiungere che sarebbe sufficiente fermarsi alla valutazione delle conoscenze -se anche queste potessero essere oggetto di valutazione-, o meglio dei saperi, ammesso di dare un significato appropriato anche a questi. Su queste basi, s’incontra un’altra chicca:
Le tre risposte proposte sono tutte sbagliate! Eh, già , la legge 675/99, Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali, è stata abrogata; entrò in vigore il 1 gennaio 1997, ora è sostituita dal Codice in materia di protezione dei dati personali, contenuto del Decreto Legislativo 196/2003, del 30 giugno 2003. Che cosa fare se a un esame a quiz -come succede negli esami a Medicina- viene proposta una domanda come questa?
Continuare a studiare anche dopo lauree, master, specializzazioni, anni d’insegnamento o di occupazione lavorativa.
Umiltà quando si valuta.




